E’
difficile descrivere la bellezza, l’autenticità dell’isola
di Procida: bisognerebbe passeggiare tra le stradine, tra i suoi
vicoli…… Marina Corricella
ti fa saggiare quella sensazione strana, irreale di sentirti “fuori
dal tempo”...il tempo lì sembra essersi fermato e la
vita della sua gente è scandita dal mare!
Terra Murata ti lascia intimorito...
la sovrana, la signora del tempo con la sua splendida abbazia, con
il palazzo D'Avalos solitario e abbandonato che guarda il mare da
secoli!
Quegl'antichi portali, poi...
Uno di questi è segnato da croci, da vite di reclusi, da
vite imprigionate!
Marina
Grande, porto e vita di pescatori, t'inebria con
quel profumo di mare, di pescato che t’accompagna e quei tramonti
che ti salutano lasciandoti senza fiato… Marina Chiaiolella
deliziosa e mondana, con il suo lido, con i suoi abitanti e la piccola
Vivara collegata da un ponte che non la fa visitare…
Tele, libri, pellicole non potranno mai fermarla nella sua bellezza
e particolarità e noi che la "viviamo", lo sappiamo:
se la ami, la porti dentro di te per sempre e quando sei lontano,
ti richama a sé come una sirena...
Chi viene a Procida per la prima volta, può provare un duplice
sentimento: di odio che ti spinge a rifiutarla e a non venirci più,
o di amore...
Se te ne innamori, non ne potrai fare più a meno e la cercherai
tanto e tanto, che un giorno verrai qui, a vivere su questo piccolo
frammento di pace e di irrealtà!
Questa è la mia isola... la mia Procida!
V.P.
Per
Saperne di più...
Hanno
scritto di Procida...
Cesare Brandi:
" [...] la Procida marinara è nel villaggio di pescatori,
la Corricella, d’una bellezza esotica e quasi africana. Proprio
sotto la Terra Murata, il porticciolo minuscolo con le barche da
pesca [...] quelle case povere e bellissime che si soprammettono
sulla riva, più scavate nella roccia che costruite. Un paese
formicolante, una termitiera, eppure cosi umano, cosi umile e splendente,
nella notte, coi suoi colori leggeri e stinti. Come sciacquati nel
lume della luna."
Giuseppe Marotta:
" […] Procida è leggera e morbida, galleggia,
salperebbe anzi se affetti così antichi e tenaci non la tenessero
a Napoli. È di tufo, la pietra che respira, la pietra che
vede, la pietra più scoperta, la pietra sughero, la pietra
senza segreti. Le case di Procida sono di un bianco latteo, fermo,
chiuso; il bianco totale e compatto che esce dal tubetto fra le
dita del pittore. Osservate la cupola della chiesa madre: non è
dipinta di bianco ma è bianca nell’intero suo spessore,
nella sostanza, com’è bianco il gesso. Le case di Procida
sono di bucato, un guanciale per il sole”
Toti Sciaoloja:
“Ho sempre descritto Procida, ai miei amici, come un’isola
fatale. Una mano spalancata con le dita protese sul mare; e spalancata
con le dita sul mare; e spalancavano la mano davvero, perché
vedessero. Cinque punte e cinque baie. Cinque crateri fratturati
dal mare (…) Procida è spazzata dai venti, dai venti
di tutti i punti cardinali (chiamati per nome e ben conosciuti dai
procidani). Perché Procida è piatta come una scodella
rovesciata, una dolcezza ondulata che si prolunga e si scioglie
nel mare.